Accueil In italiano Pippa .In costruzione

Pippa .In costruzione

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Quando al mattino Pippa veniva a chiamarmi, uscivo  immediatamente, felice di lasciare una casa troppo silenziosa.

Scendevo insieme a lei i gradini di pietra lavica e poi, trotterellavo sui sassi del sentiero un po’ in discesa che portava a casa sua.

Lei amava la mia compagnia mentre faceva le faccende della sua piccola casa abitata dai genitori e da altri cinque fratelli. Aveva tre anni più di me e aveva già finito la quinta elementare. Ormai era considerata un’adulta. Alta, magrissima con i suoi vestiti chemisier leggeri che si avvolgevano intorno alle gambe e che scivolavano dritti sui fianchi sembrava una bambola riempita di sego. Aveva i lineamenti molto delicati, inconsueti per una ragazza siciliana. Aveva gli occhi verdi chiari e i capelli rossicci e ricci come la reticella e tante lentiggini sul nasino all’insù.

Ho capito molti anni più tardi che aveva il fisico e i tratti tipici di una ragazzina delle Fiandre. Il suo cognome, inoltre era la prova di questa antica provenienza.

La stanza dove chiaccheravamo aveva diverse funzioni. Era la sala da pranzo e anche la camera per tutti i fratelli i cui letti erano disposti lungo tre pareti. Lei li rifaceva velocemente e con gesti sicuri. I materassi, poggiati sopra reti dai bordi cedevoli, erano riempiti di crine che si sminuzzava nel tempo fino a diventare quasi polvere.Lei stendeva le lenzuola bianche e le coperte grigie rigide, bene comune di tante case di Mitogio. Esse provenivano tutte dalle caserme dei militari e non so se fossero un ricordo sottratto dai vari membri della famiglia alla fine della naja o se fossero state acquistate,di seconda mano,al mercato mensile di Gaggi.

Il momento più solenne dello sfaccendare di Pippa era quando spazzava passando accuratamente la scopa sotto ogni letto e, mano  a mano accumulando polvere di crine e il terriccio lasciato dagli scarponi degli uomini della famiglia.

Quel mucchio di sporco , abbondante, mi dava sempre la sensazione che in quella casa avvenissero tante cose e che per questo quel luogo era interessante nonostante

non ci fossero quasi dei  mobili  e sulle pareti si vedesse solo un crocifisso e un rametto , già invecchiato, di palme intrecciate, forse benedette  la domenica delle Palme, l’anno precedente.

Quelle pulizie di casa, fatte da una undicenne, ogni giorno come un rito piacevole e necessario mi è rimasto talmente impresso, che , ancora a distanza di tanti decenni, tutte le volte che pulisco   e spazzo mi ricordo di Pippa,. Chissà perchè. Lei non era particolarmente socievole, nè affettuosa. Mi portava con sè a raccogliere gli asparagi sulle colline verso Pizzo Briglio ed io incantata dalla sua velocità nel camminare e vedere a distanza i cespugli con gli asparagi selvatici, restavo sempre indietro e non vedevo mai prima di lei l’oggetto prezioso della nostra ricerca.

Forse mi prendeva anche in giro per la mia cecità ma io mi sentivo ugualmente soddisfatta, perchè potevo andare in giro senza i miei genitori e potevo finalmente vedere da vicino casolari e alberi nolto alti che mi sembravano mitici visti dalla mia casa

Insieme facevamo anche la raccolta delle erbe selvatiche : finocchietti, l’odiata cicoria caccialepre, ingrassatroia, costi vecchie anche cauliceddi.Mi piaceva raccogliere solo i cauliceddi e i finocchietti le altre varietà non riuscivo a staccarle con il gambo  e le foglie attaccate e provavo ogni volta un senso di sconfitta e di incapacità.

Essere una buona donna di casa allora era fondamentale.

Una moglie, una madre che sapeva fare tante cose e si muoveva con abiltà nei vari ambienti della campagna intorno al nostro villaggio  era la fortuna di una casa.

Saper cucinare con fantasia e utilizzando al meglio ciò che si coltiva nel proprio ‘orto era un vantaggio economico ma anche un piacere e vanto per la famiglia. Saper cucire significava far vestire con gusto figli e marito e lei, la sarta, aveva sempre una disinvoltura quasi da cittadina. I vestiti, anche se modesti , ma adatti al fisico di chi li indossava davano, a quel tempo, facilmente l’impressione che si appartenesse a una classe sociale più elevata , anche se si traattava invece di contadini o massari.

Certe mamme erano cosi intelligenti, abili e affabili da creare intorno alla propria famiglia un ‘aura di benessere e di socievolezza che mi sembravano il passaporto migliore per una futura vita felice. Erano rare e preziose le mogli che sapevano scegliere il regalo appropriato per ogni cerimonia e ed erano ancora più rare quelle che pur avendo polso sapevano mostrare affettuose premure per tutti i membri della famiglia. Le persone complete, cvon molte belle sfaccettature sono rare anche oggi malgrado le oportunità infinitamente migliori. Allora , mi diceva mia madre, certe persone sembravano tagliate con l’accetta. Riuscivano appena a sopravvivere e formare una famiglia era già un grande traguardo.,

 

 

segue..

 

 

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