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Grazie , Camilleri ! E-vasi & Che anno è ?

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Le parole sono potenti , creano il paradiso , la gioia dentro di noi ,  ci spezzano la vita senza muovere un dito…o fanno inaridire i nostri pensieri transformandoli in deserti privi di semi.

Quante letture trasformano una vita, mettono le ali alle speranze , aprono la strada per la realizzazione di un sogno.

A me è successo, a noi è successo.

Un autore con la sua arguzia , la sua conoscenza della storia e delle motivazioni profonde di una terra, ha saputo trasporre nei suoi scritti l’essenza di un’isola facendola divenire meta , aspirazione di individui a lei estranei.

I difetti atavici di un mondo intriso di contrasti sorprendenti , diventano fascino mistero , attrazione , la sua storia si fa mito, i suoi abitanti attori di un microcosmo del quale si vuole seguire le azioni , il divenire.

Anno dopo anno , pubblicazione dopo pubblicazione un mito , un arrangiarsi pieno di umanità diventa voglia di entrare sulla scena , di vivere quel sottile piacere di stare tra mille contraddizioni e con una natura sorprendente che fa rivivere senza artifici ,un mondo antico dove la speranza lampeggia soltanto e minaccia di sparire…

Grazie Camilleri, grazie per le tue opere e il tuo Montalbano che ha facilitato , creato tutte le premesse per il mio ritorno nella terra che avevo cercato di dimenticare , per ignorare la parte più vera di me…

Grazie al forestiero che ha messo a disposizione la sua apertura verso un mondo che mi appartiene ma che so accettare solo attraverso …la sua mediazione.

 

E-vasi

Prigionieri del sole

evadiamo la notte

inseguendo frescure

nere  oasi d’ispirazione

E il buio della notte

è una pausa per gli  occhi

torturati dalla luce

offuscati dal sudore

 

Poi le brezze artificiali

fan rinascere i pensieri

e le suppliche costanti

alla luce del giorno che clemente ritorni

un  lontano domani

 

Che anno é ?

 

Un piccione plana , solitario, lungo la provinciale che scorre sul fianco destro della valle. A tratti agita le ali come per attraversare più in fretta il vuoto pallido creato da un sole onnipossente che abbacina .

E’ un audace che va , simbolo di una resistenza fisica  o di una disperazione.

Dei fili di fumo si alzano dalle colline di Calatabiano  verso Castrorao :  i rari ulivi , ormai inselvatichiti, vengono avvolti  dalle fiamme e divorati , rapidamente.

I pastori ripetono il loro copione  estivo, riconfermando un’altra tradizione drammatica.

Una giornata forse meno afosa ma con un vento insidioso e, quando cala la notte , gli impotenti,  alla ricerca di un giorno di grandezza,  appiccano il fuoco.

Sono essi  davvero cosi ferocemente insensibili o solo  incredibilmente idioti da non capire quanto danno arrecano a tutti con la loro primitiva , incontrollabile passione per il fuoco ?

Dopo le 23,00 il fuoco raggiunge  i giardini davanti al Borgo.

Viene dato l’allarme . Non succede nulla.

Alle 2 del mattino lungo il lato superiore della strade tutto è in fiamme e l’incendio si estende verso le colline retrostanti. I vigili del fuoco vengono ancora contattati. Siamo in diversi per strada e la paura cresce , conoscendo la facilità con cui potrebbero accendersi  le piante di ulivo   intorno alle nostre abitazioni.

Il fronte del fuoco si allarga a dismisura su Tremonti e verso Sant’Anastasio.  Anni di abbandono e la fitta vegetazione di rovi fanno  andare in fumo ulivi , roverelle , cipressi , abeti ,noci ,  eucalipti…e  piante di agrumi. I vigili arrivano e svegliano anche quelli che nel sonno avevano avvertito l’odore del fumo senza riuscire ad alzarsi.

Si interviene in tempo per salvare la prima casa lungo il fronte del fuoco , le abitazioni abbandonate ricevono il colpo di grazia…

Il giorno seguente,  le colline sembrano mostrare la loro ossature con terrazze in pietra mai viste negli ultimi decenni e con i tronchi degli alberi anneriti . Resta qualche ciuffo di verde sulle cime , piccole bandiere di foglie che possono solo dichiarare la resa totale alla follia di mezzi uomini, ominicchi senza coscienza sociale.

Alcune mucche passano tra gli sterpi,  ancora fumanti ,  cercano le compagne la cui fine ci è ignota.

Durante il giorno i canadair e  gli elicotteri fanno la spola  lungo la valle. Il vento continua a soffiare , purtroppo forte,  e diventa impossibile bloccare l’avanzata del fuoco.

Luongo il torrente Sorbera e sopra le gole dell’Alcantara bruciano ettari di vegetazione , preparando lo scenario a nuove , pericolosissime frane.

Quest’estate avremo una visione abbastanza nera del lato destro della valle e tanti soldi della comunità sono stati ancora una volta  dissolti tra la cenere , un colpo ulteriore alle fragili finanze di una Sicilia amministrata malissimo e abitata da troppi ignoranti che credono di avanzare e  essere  costruttori di una nuova epoca solo perché possiedono un iphone  e sanno inviare su you tube il frutto delle loro scellerate azioni di eterni , uomini incompiuti…

Il vento si è placato. Non si sente più il rumore allarmante dei passaggi nell’aria dei mezzi di spegnimento del fuoco.

Una cornacchia canta  , monotona , come una canna squarciata che batte il silenzio intorno al bagolaro.

I melograni e gli ulivi si muovono dolcemente  e  farfalle , piccole  bianche e gialle  macaoni e cavolaie , senza colori stravaganti,  volteggiano . Cicale e rondini friniscono  , cinguettano  , ma non sembrano  armonizzarsi con   la cornacchia un po’ prepotente che si sposta quando mi avvicino.

Harry viene a trovarmi nel mio rifugio vicino al canale, fra poco trasferirò  su Word  queste note e mi rendo conto  che tanti anni  sono passati  dalle estati brucianti di tanto tempo fa.  Il testimone mi è stato consegnato  ,  che questo è il luglio di  una nuova  estate e che nessuno altro sarà responsabile  per me se non sarà un’estate bella e  memorabile…

 

 

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